Ti sarà capitato: termosifone acceso, ma in alto resta freddo. Oppure senti quel gorgoglio fastidioso, come se dentro ci fosse un acquario. In quel momento viene naturale pensare, “Ok, spurgo e via”. E invece è proprio qui che moltissimi inciampano, facendo un errore che rende lo spurgo quasi inutile, e a volte anche più “disordinato” del necessario.
L’errore numero uno: spurgo a caldaia accesa o termosifoni caldi
Lo spurgo funziona davvero solo quando l’impianto è spento e il termosifone è freddo. Sembra un dettaglio, ma cambia tutto.
Quando la caldaia è accesa, l’acqua circola nel circuito. E l’aria, che vorresti “intrappolare” nella parte alta del radiatore per farla uscire, viene trascinata e rimescolata: si muove, si sposta, rientra nelle tubazioni. Risultato? Apri la valvolina e spesso esce soprattutto acqua, mentre l’aria continua a fare danni altrove.
Il motivo è semplice e quasi intuitivo: a impianto fermo l’aria, essendo più leggera, sale e resta in alto. È lo stesso principio per cui una bolla in un bicchiere d’acqua va verso la superficie. Ed è proprio quella bolla che vuoi “liberare”.
Cosa fare quindi:
- Spegni il riscaldamento (e lascia raffreddare i termosifoni).
- Aspetta che i radiatori siano freddi al tatto.
- Solo allora passa allo spurgo.
Il secondo errore: aprire troppo la valvola di sfiato
C’è un gesto tipico, quasi “istintivo”: si gira la valvola e si apre parecchio, pensando che così l’aria uscirà più in fretta. In pratica si ottiene l’opposto.
La valvola di sfiato va aperta poco, con calma, in genere un quarto o mezzo giro in senso antiorario. Così dai modo all’aria di uscire senza trasformare l’operazione in una piccola fontana domestica.
Quando la apri troppo:
- esce molta acqua (spreco e rischio di sporcare),
- la pressione può calare più del necessario,
- diventa più difficile capire quando l’aria è finita.
L’obiettivo è ascoltare: all’inizio senti lo “sfiato” d’aria, poi un getto d’acqua più continuo. Appena l’acqua esce regolare, richiudi.
L’ordine che quasi nessuno rispetta (e poi si chiede perché non cambia nulla)
Anche l’ordine con cui spurgare conta. Se parti “a caso”, puoi ritrovarti con aria che si redistribuisce e torna dove hai già lavorato, soprattutto negli impianti più estesi.
La regola pratica più affidabile è questa:
- Inizia dai termosifoni più lontani dalla caldaia.
- Procedi via via verso quelli più vicini.
Se la casa è su più livelli, spesso funziona bene anche questo criterio:
- parti dal piano più basso,
- poi sali verso l’alto.
È un modo ordinato di accompagnare l’aria verso i punti di sfogo, senza “inseguire” il problema.
Dopo lo spurgo: il controllo che fa la differenza
Finito? Non ancora. Dopo lo spurgo, molti si fermano soddisfatti, ma saltano il passaggio che evita metà delle chiamate al tecnico: controllare la pressione della caldaia.
Spurgando, un po’ d’acqua esce, quindi la pressione può scendere. Se va sotto il valore consigliato, il riscaldamento può funzionare male o la caldaia può andare in blocco.
Indicazione comune (varia a seconda del modello): tra 1 e 1,5 bar a impianto freddo.
Se è bassa, ripristinala con il rubinetto di carico, con piccoli rabbocchi, controllando il manometro. Questa attenzione è una piccola lezione di idraulica domestica che ripaga ogni inverno.
Mini checklist: spurgo fatto bene in 60 secondi (per termosifone)
- Impianto spento, termosifone freddo
- Straccio o vaschetta pronti
- Valvola aperta solo un quarto o mezzo giro
- Aspetta: aria, poi acqua regolare
- Chiudi appena il flusso è stabile
- A fine giro, controlla pressione e ripristina se serve
Se fai queste quattro cose, l’errore più comune sparisce, e spesso spariscono anche gorgoglii, zone fredde e consumi inutili. E la sensazione migliore è quella lì: accendi, e finalmente il termosifone scalda in modo uniforme, silenzioso, “come dovrebbe”.




