Ti è mai capitato di lavare un bicchiere e, invece di sentirlo “pulito”, avere la sensazione che qualcosa non torni? A me sì, e il colpevole spesso non è il detersivo, ma quell’oggetto innocuo che vive vicino al lavello: la spugna.
Perché la spugna per i piatti diventa un “hotel” per i germi
La spugna sembra fatta apposta per pulire, eppure è anche perfetta per ospitare batteri e germi. Il motivo è semplice e un po’ inquietante: trattiene umidità e residui organici (minuscoli pezzetti di cibo, grasso, sughi), proprio ciò che i microrganismi amano.
In più, la sua struttura è piena di cavità. Dentro quei pori succede una cosa molto concreta: l’acqua resta intrappolata, la spugna rimane tiepida e umida per ore, e i batteri trovano un ambiente stabile in cui moltiplicarsi. Risultato? Quando la riprendi in mano, rischi di rimettere in circolo tutto quello che pensavi di aver eliminato, contaminando piatti, posate e taglieri durante il lavaggio.
Il problema extra che pochi considerano: le microplastiche
Oltre alla questione igienica, molte spugne tradizionali possono rilasciare minuscoli frammenti di microplastiche, soprattutto con l’uso ripetuto e l’attrito. Non è qualcosa che “si vede”, ma è un tema reale: particelle piccolissime possono finire nello scarico, nell’ambiente e, potenzialmente, essere ingerite accidentalmente.
Se ti interessa ridurre rifiuti e materiali non biodegradabili, questo dettaglio pesa quanto l’igiene.
Come igienizzare la spugna e farla durare di più (senza rischi)
La spugna non va demonizzata, ma va gestita con disciplina. Se vuoi prolungarne l’uso, l’obiettivo è sempre lo stesso: uccidere i germi e farla asciugare davvero.
Ecco due metodi pratici che funzionano bene:
1) Bollitura semplice
Un classico che fa la differenza, soprattutto se lo fai con regolarità.
- Porta a ebollizione una pentola d’acqua.
- Immergi la spugna completamente.
- Lasciala bollire per 10 minuti.
- Spegni, estraila con pinze, strizzala con attenzione e lasciala asciugare all’aria.
Un’abitudine utile è ripetere l’operazione una volta a settimana. La bollitura aiuta a ridurre in profondità la carica batterica, ma non rende la spugna “eterna”.
2) Candeggina e bicarbonato (per igiene e odori)
È un metodo più “forte”, adatto quando la spugna inizia a puzzare o ha lavorato su sporco ostinato.
- Fai bollire circa 2 litri d’acqua.
- Versa l’acqua in una bacinella.
- Aggiungi un goccio di candeggina (poca, non serve esagerare).
- Unisci 1 cucchiaio di bicarbonato per attenuare gli odori.
- Immergi la spugna per 30 minuti.
- Risciacqua bene e falla asciugare all’aria.
Nota importante: usa spugne diverse per cucina e bagno, e trattale separatamente.
La regola d’oro: non oltre un mese
Anche con le migliori attenzioni, superare 3 o 4 settimane di uso continuo aumenta i rischi. Cambiare spugna con regolarità è un gesto piccolo, ma decisivo per l’igiene quotidiana e per ridurre problemi a catena in cucina.
L’alternativa più igienica da usare ogni giorno: la spazzola in bamboo
Se vuoi una soluzione che, giorno dopo giorno, sia più pulita “per natura”, la scelta più convincente è la spazzola in bamboo (o comunque una spazzola con manico in legno e setole adeguate).
Perché funziona meglio?
- Trattiene molta meno umidità rispetto alla spugna.
- Asciuga più in fretta, quindi offre meno “tempo utile” ai batteri per proliferare.
- È più facile da risciacquare a fondo, i residui restano meno intrappolati.
- Riduce l’esposizione a materiali sintetici e, in molti casi, è biodegradabile.
Come usarla senza complicarti la vita
Per renderla davvero igienica, bastano poche abitudini:
- Dopo l’uso, sciacquala e scuotila bene.
- Conservala in verticale o in un punto areato, così asciuga rapidamente.
- Affiancala a una spugna solo per emergenze, per esempio pentole molto incrostate, e sostituisci quella spugna più spesso.
Alla fine la risposta è chiara: la spugna “classica” può essere gestita, ma la spazzola in bamboo è l’alternativa più igienica per l’uso quotidiano, perché ti aiuta a interrompere il ciclo umidità più residui più batteri che, in cucina, non perdona mai.




