C’è un momento, mentre strofini un piatto “a sentimento”, in cui ti sembra di aver fatto tutto bene. Schiuma, profumo di limone, piatto che “scricchiola” sotto le dita. Eppure, proprio lì si nasconde l’errore più comune: quello che fa sembrare pulito ciò che non è davvero igienizzato.
L’errore che rovina tutto: acqua tiepida e asciugatura lenta
Se lavi i piatti a mano con acqua appena tiepida e poi li lasci lì, gocciolanti nello scolapiatti, stai creando un piccolo resort per i microrganismi. Il punto non è spaventarti, ma essere pratici: senza acqua sufficientemente calda (indicativamente sopra i 45°C, e fino a circa 80°C per una breve sanificazione) e senza asciugatura immediata, la carica batterica può restare più alta del previsto.
In altre parole, il detersivo aiuta tantissimo a rimuovere grasso e sporco, ma la vera “spinta” igienica arriva da:
- temperatura
- tempo di contatto
- asciugatura rapida
E sì, l’asciugatura è una parte del lavaggio, non un optional.
Prima di iniziare: prepara il campo (e ti risparmi guai)
Una cosa che ho imparato è che il problema spesso non è il piatto, ma ciò che lo circonda. Il lavandino, lo scolapiatti, la spugna.
Ecco una mini-checklist che cambia tutto:
- Lava velocemente il lavandino prima delle stoviglie, per ridurre la contaminazione crociata.
- Pulisci e asciuga lo scolapiatti, perché ristagni e incrostazioni sono un invito a muffe e odori.
- Tratta la spugna come un utensile “delicato”: strizzala bene, falla asciugare e sostituiscila spesso (se resta umida, è un problema).
Per capire perché l’umidità sia così decisiva basta pensare alla batteri: sono ovunque, e aspettano solo condizioni favorevoli per moltiplicarsi.
La tecnica che funziona davvero (e fa risparmiare acqua)
Lavare sotto l’acqua corrente per tutto il tempo sembra igienico, ma spesso è solo uno spreco. Molto meglio organizzarsi così:
- Riempi una bacinella o un lavello con acqua calda (idealmente oltre 45°C) e detersivo.
- Metti in ammollo ciò che è più sporco o incrostato.
- Segui un ordine intelligente, dal “meno unto” al “più unto”:
- bicchieri
- posate
- piatti
- pentole e padelle
Questo mantiene l’acqua più pulita più a lungo e rende il lavaggio più efficace.
Il dettaglio che quasi nessuno fa: togli i residui prima
Sembra banale, ma è una svolta. Prima di insaponare:
- rimuovi i pezzi di cibo con carta assorbente o una spatolina
- evita di “cuocere” i residui nell’acqua saponata, che diventa torbida e meno efficace
Risultato: meno odori, meno grasso in giro, meno passaggi.
Risciacquo e “mini-sanificazione”: come farla senza impazzire
Dopo aver insaponato, il risciacquo va gestito con un minimo di logica:
- tiepida per il normale
- fredda se hai molto amido (pasta, riso) o latticini, perché l’acqua calda può “attaccarli” di più
Poi, se vuoi un livello di igiene superiore, ecco il passaggio che fa la differenza:
- immergi le stoviglie (quando possibile) in acqua molto calda, circa 80°C, per 2 minuti
Non è un rito complicato, è un colpo finale. E per odori e brillantezza puoi aiutarti con:
- un goccio di aceto
- oppure limone
L’asciugatura: il vero “sigillo” di igiene
Qui si chiude il cerchio. Lasciare i piatti bagnati a lungo significa prolungare l’umidità, quindi favorire proliferazioni.
Meglio così:
- asciuga subito con panno in microfibra pulito (o carta)
- cambia spesso il panno, perché anche lui può diventare un ricettacolo
- se usi lo scolapiatti, non lasciare tutto lì per ore, appena puoi, asciuga e riponi
Extra igiene per casi “sensibili”
Alcune stoviglie meritano un’attenzione in più:
- separa ciò che ha toccato uova o pesce
- dedica una spugna diversa per pentole molto unte
- strizza sempre la spugna a fine uso e lasciala asciugare in verticale
Alla fine la verità è semplice: non serve trasformare la cucina in un laboratorio. Basta correggere quell’errore, acqua troppo tiepida e asciugatura rimandata, e il lavaggio a mano diventa davvero pulito, non solo “a occhio”.




