Il gatto può convivere con un cane? Ecco come farli andare d’accordo fin dai primi giorni

C’è un momento, nei primi minuti in cui un cane e un gatto si vedono, in cui sembra che tutta la casa trattenga il fiato. Lo sguardo fisso, le orecchie che si orientano, quel passo in più o in meno. Eppure, sì, possono convivere e non solo “tollerarsi”, spesso arrivano persino a cercarsi, a dormire vicini, a condividere piccoli rituali quotidiani.

Da cosa dipende davvero la convivenza

La verità è che non esiste una formula identica per tutti, perché contano tantissimo personalità, esperienze pregresse e livelli di energia.

Ecco i fattori che, più di altri, fanno la differenza:

  • Socializzazione precoce: un cane abituato da cucciolo a vedere gatti (e viceversa) tende a leggere meglio i segnali e a ridurre reazioni impulsive.
  • Temperamento e razza del cane: in generale, cani molto collaborativi e socievoli (come Labrador o Golden Retriever) spesso si adattano bene, mentre soggetti più reattivi o “da inseguimento” (frequenti in alcuni Terrier) possono richiedere più lavoro.
  • Età e storia di entrambi: crescere insieme aiuta, ma anche un adulto può imparare, se guidato con calma e coerenza.
  • Territorialità: il gatto, per indole, si affida molto alla sicurezza del suo spazio, un principio che ha radici nell’territorio come risorsa da controllare e difendere.

I primi giorni: la regola d’oro è la gradualità

Se c’è un segreto che ho visto funzionare più spesso, è questo: non bruciare le tappe. Anche quando “sembrano tranquilli”, l’abitudine si costruisce con micro-esperienze positive ripetute.

1) Prima ancora di vedersi: presentazione olfattiva

Prima del contatto visivo, fai in modo che imparino l’odore dell’altro senza pressione:

  • scambia coperte o asciugamani usati
  • passa un panno morbido sul muso e sul collo di ciascuno, poi lascialo vicino all’altro
  • premia con un bocconcino o carezze quando annusano e restano calmi

Questa fase abbassa l’“effetto sorpresa” e rende il primo incontro più neutro.

2) Primo contatto visivo, ma in sicurezza

Per evitare inseguimenti o scatti improvvisi:

  • gatto in trasportino o dietro un cancelletto
  • cane al guinzaglio, con distanza sufficiente per rimanere rilassato
  • sessioni brevi (anche 2-3 minuti), poi pausa

Premia solo ciò che vuoi rivedere: calma, sguardo morbido, postura rilassata, annusate senza tensione.

Spazi separati: non è distanza emotiva, è prevenzione

Molti conflitti nascono non dall’odio, ma da piccole “invasioni” ripetute: una ciotola annusata, una cuccia occupata, una lettiera avvicinata.

Imposta subito una casa “a zone”:

  • ciotole separate (meglio in stanze diverse all’inizio)
  • lettiera lontana dal passaggio del cane, in un luogo sempre accessibile al gatto
  • cucce e giochi distinti, così ognuno ha il suo “porto sicuro”
  • per il gatto: rifugi in alto (tiragraffi, mensole, mobili stabili) dove il cane non arriva

Questo semplice assetto riduce gelosie e rende ogni incontro una scelta, non un obbligo.

Educazione del cane: comandi utili che salvano la convivenza

Non serve un addestramento “da competizione”, basta una base solida. I comandi più pratici, nei primi giorni, sono:

  1. Fermo o “resta”
  2. Lascia (fondamentale se il cane si fissa sul gatto)
  3. Vieni (richiamo rapido, premio alto valore)

Se il cane tende a inseguire, interrompi prima che parta la corsa. L’inseguimento, per molti cani, è auto-rinforzante e diventa un gioco pericoloso.

Cucciolo con gatto adulto, o gattino con cane adulto?

Qui cambia parecchio l’equilibrio.

  • Cucciolo + gatto adulto: spesso serve più pazienza perché il cucciolo è invadente. Il gatto potrebbe graffiare per mettere un confine. Non punire il gatto, piuttosto gestisci le distanze e incanala l’energia del cane con gioco e passeggiate.
  • Gattino + cane adulto: talvolta è più semplice, perché il gattino si adatta e il cane può imparare un comportamento più delicato, se guidato bene.

Quando chiedere aiuto

Se noti ostilità persistente, inseguimenti ripetuti, ringhi rigidi, gatto sempre nascosto o segnali di stress (pipì fuori lettiera, perdita di appetito), è sensato consultare veterinario o comportamentalista. A volte c’è dolore, paura o ansia che va affrontata prima della “socializzazione”.

Il punto finale: amicizia, spesso, è una questione di ritmo

La convivenza riuscita non è magia, è una somma di piccoli giorni gestiti bene. Con introduzione graduale, spazi rispettati e regole chiare, molti cani e gatti passano dal sospetto alla curiosità, e dalla curiosità a una routine condivisa. E quando li vedi, un mese dopo, dormire nella stessa stanza come se fosse sempre stato così, capisci che ne valeva davvero la pena.

Redazione International News

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