Ti è mai capitato di guardare una pianta un po’ spettinata e pensare, “Dai, le do una sistemata adesso”? Ecco, con alcune specie quella “sistemata” può diventare un piccolo disastro. Non perché tu non sia capace, ma perché il calendario, il freddo e il modo in cui la pianta prepara fiori e frutti contano più delle forbici.
Perché alcune piante soffrono se le poti nel momento sbagliato
La potatura è una ferita controllata. In certe stagioni, però, quella ferita diventa una porta spalancata.
I motivi più comuni per cui è meglio non potare (o potare pochissimo) in inverno, soprattutto tra dicembre e marzo, sono:
- Danni da freddo sulle ferite fresche, che possono “bruciare” i tessuti.
- Perdita di gemme già pronte, quindi meno fiori e meno frutti.
- Maggiore rischio di infezioni fungine (per esempio oidio e marciumi), favorite da umidità e scarsa cicatrizzazione.
- Calo della vitalità, perché la pianta spreca energie a ripararsi nel momento in cui dovrebbe conservarle.
Le piante da non potare (soprattutto in inverno)
Qui sotto trovi le specie “sensibili”, quelle che spesso pagano caro un taglio fuori stagione.
Drupacee: ciliegio, mandorlo, albicocco
Sono tra le più delicate quando fa freddo. Il loro legno può risultare più friabile e le ferite, con gelo e umidità, cicatrizzano peggio.
Cosa succede se poti in inverno:
- rischi di indebolire i rami,
- puoi compromettere una fioritura precoce,
- aumenti la probabilità di problemi sanitari.
Quando intervenire: meglio a fine estate, dopo la raccolta, con tagli mirati e puliti.
Nespolo giapponese
È una pianta “controcorrente”: spesso porta frutti proprio nel periodo freddo. Tagliare in inverno significa toglierle riserve e, in pratica, buttare via parte del raccolto.
Quando intervenire: a fine inverno o in primavera stabile, quando il rischio di gelate è basso.
Agrumi (limoni, arance, mandarini) e olivo
Qui il punto è semplice: le ferite esposte al freddo possono diventare il punto debole da cui entrano stress e patogeni. Con agrumi e olivo conviene aspettare che il clima sia più affidabile.
Quando intervenire: da fine inverno in poi, idealmente in primavera, con temperature notturne meno rigide.
Forsizia, lillà, azalea
Sono le classiche piante che ti “rubano” la fioritura se le poti nel momento sbagliato. Perché? Molte gemme fiorali si formano sui rami dell’anno precedente. Se tagli in inverno, tagli anche la primavera.
Quando intervenire: subito dopo la fioritura, così la pianta ha tempo di preparare le gemme per l’anno successivo.
Lavanda e rosmarino
Qui il rischio è doppio: il taglio fresco soffre il freddo e, se scendi troppo nel legno vecchio, la pianta può faticare a ributtare.
Quando intervenire: inizio primavera oppure dopo la fioritura, con una spuntatura leggera, senza “scalpare” la base.
Periodi da evitare e finestre migliori (tabella pratica)
| Pianta | Periodo da evitare | Periodo consigliato |
|---|---|---|
| Ciliegio, mandorlo, albicocco | Dicembre-marzo | Fine estate, post-raccolta |
| Nespolo giapponese | Inverno | Fine inverno, primavera stabile |
| Agrumi, olivo | Inverno | Fine inverno, primavera |
| Forsizia, lillà, azalea | Inverno | Dopo la fioritura |
| Lavanda, rosmarino | Inverno | Inizio primavera, post-fioritura |
Attenzione anche alla fine estate: non è sempre “sicura”
Alcuni alberi da frutto come melo, pero, susino, pesco e fico non amano tagli a fine estate, perché puoi interferire con la formazione delle gemme della stagione successiva. Se devi intervenire, fallo con criterio e solo per eliminare rami secchi, malati o davvero fuori posto.
Piante che richiedono poca o nessuna potatura
Se ti piace l’idea di un giardino più “autonomo”, sappi che molte specie non chiedono quasi nulla:
- alberi di alto fusto come aceri, querce, tigli,
- molte conifere, rispettando la punta e senza tagli drastici,
- piante da interno come ficus benjamin e dracaena,
- succulente come aloe e molti cactus.
La regola che mi ha salvato più volte è questa: prima di tagliare, chiediti dove stanno le gemme, che stagione è e che cosa la pianta sta “preparando”. Spesso, la scelta migliore è aspettare due o tre settimane. E la pianta, puntualmente, ringrazia.




